Monday, October 13, 2014

White party + Brunch + Fairwell party...

Il sabato e' sera e' proseguito con un White Party in Kin...appena arrivata non potevo credere che c'eravamo davvero vestiti tutti di bianco per andare a quella festa...!!!

E poi domenica un piacevole brunch con degli amici...gran bella mangiata di cose sfiziose e soprattutto una bella tavola intorno alla quale parlare di politica, di religione, di massimi sistemi...e poi in salotto argomenti piu' microscopici, in un'atmosfera piu' intima...

E visto che qui le partenze continuano massive, un salto alla festa di addio di una collega che lascia il Congo alla fine della settimana, destinazione Myammar...

Expo World Press Photo Kinshasa - visitato sabato 11.10.2014

Ho passato il sabato mattina partecipando alle riprese di una televisione locale (credo) di un dibattito sul ruolo della fotografia in RD Congo...surreale...
Poi fuori un gruppo un po' sgarrupato di artisti di tutte le eta si e' esibito in canti e danze congolesi.

http://www.unitedexplanations.org/2014/03/23/55-impresionantes-fotografias-ganadoras-del-2014-world-press-photo/
Le foto del WPF spettacolari come al sotito. La foto vincitrice e' troppo toccante...


http://rdcongo.nlambassade.org/calendrier/2014/09/expo-world-press-photo-kinshasa.html

Expo World Press Photo Kinshasa

2014
2 Oct 14 –22 Oct 14
Pour la première fois, Kinshasa a l'honneur d'abriter la plus prestigieuse exposition de photojournalisme qui récompense les meilleures photographies de presse au monde.
Le concours World Press Photo est la plus prestigieuse compétition internationale réservée aux photographes de presse, photojournalistes et photographes documentaires professionnels qui constituent la référence dans la profession. La compétition de cette année a attiré 5 754 photographes de 132 pays, avec au total 98 671 images inscrites au concours.
19 professionnels reconnus à l'échelle internationale dans les domaines du photojournalisme et de la photographie documentaire se sont réunis à Amsterdam du 1er au 13 février 2014 pour juger toutes les candidatures. Le jury a décerné des prix dans neuf catégories thématiques à 53 photographes de 25 nationalités différentes : Argentine, Australie, Azerbaïdjan, Bangladesh, Bulgarie, Chine, République tchèque, El Salvador, Finlande, France, Allemagne, Iran, Italie, Jordanie, Mexique, Pays-Bas, Nouvelle-Zélande, Pologne, Russie, Serbie, Afrique du Sud, Espagne, Suède, Royaume-Uni et États-Unis.
World Press Photo organise le principal concours international en journalisme visuel. La fondation s'engage à développer et à faire progresser des normes élevées en photojournalisme et en documentaire dans le monde entier. Son objectif est de générer un intérêt public étendu et d'amener à apprécier le travail des photographes et autres journalistes visuels ainsi que l'échange d'informations libre. Les activités comprennent l'organisation des concours de photojournalisme et multimédia ainsi que les tournées d'exposition dans le monde. Les programmes de l’Académie World Press Photo visent à stimuler des standards élevés du journalisme visuel au moyen de projets de formation, de bourses et diverses publications. World Press Photo est une organisation indépendante et sans but lucratif, basée à Amsterdam où elle a été fondée en 1955.
Pour de plus amples renseignements, visitez le site : www.worldpressphoto.org
Kinshasa, Echangeur de Limete > MACM
2 octobre 2014 08:00 - 22 octobre 2014 08:00

TOTO KISAKU : “Rencontre au pluriel” - Ven. 10.10.2014, Halle de la Gombe

TOTO KISAKU : “Rencontre au pluriel”

TOTO KISAKU : “Rencontre au pluriel”
Vendredi 10 Octobre 2014 / 19 h 00 / Grande halle / 2 000 FC
      
Entre le stand-up et le théâtre traditionnel, Toto Kisaku raconte avec humour son enfance et sa formation d’acteur à Kinshasa. Il nous fait le récit de sa découverte de l’Europe, cet Eldorado dont tout le monde rêve. Ce spectacle créé initialement en 2008, s’est transformé et enrichi des experiences de son interprète au fil des années. Toto Kisaku est acteur, metteur en scène et fondateur en 2003 du K-Mu théâtre. Depuis 2002, il a joué dans plusieurs pièces de Dieudonné Niangouna, Bernard Marie Koltes, Suzan Lori Parks et participé à de nombreux festivals à travers le monde.

Tuesday, October 7, 2014

Fabio de Corazón - Fabio di Cuore






Vivere nel cuore di luce di Fabio
 

 

Vivere sulle sponde di un fiume,

Il canto degli uccelli che accompagna i miei passi.

Vivere lontano da casa,

Reinventarsi una vita lontano dagli affetti sicuri,

Ricominciare ancora una volta,

Un altro pezzo che si aggiunge al puzzle che e’ la vita.

 

Vivere nel cuore dell’Africa,

Una nuova scoperta ogni giorno,

La disperazione accanto alla bellezza.

La musica, l’energia.

 

La paura della solitudine,

Scoprire piano piano porti sicuri in cui rifugiarsi.

 

Vivere.

Tutto ha un senso...

Vivere nel cuore di luce di Fabio.

 

 

Valentina,

Kinshasa, Ottobre 2014
 

Quando fiducia e lavoro univano il Paese

Quante riflessioni, quanti parallelismi...quanto questo articolo mi fa pensare alla RD Congo...

http://www.repubblica.it/speciali/istituto-luce/2014/10/04/news/i_video_luce_sull_autostrada_del_sole_quando_fiducia_e_lavoro_univano_il_paese-97313505/

I video Luce sull'Autostrada del Sole. Quando fiducia e lavoro univano il Paese

L'idea di un'Italia che cercava una spina dorsale anche fisica per collegare i pezzi più lontani di se stessa. E quando la politica, con tutti i suoi difetti, sapeva ancora afferare un sogno


04 ottobre 2014 
C'è stata un'epoca in cui le grandi opere univano l'Italia. Oggi, più facilmente, la dividono. È in questa differenza che si misura tutta la distanza tra la prima e la terza repubblica, tra gli anni della Dc e quelli di Beppe Grillo.

I filmati Luce della seconda metà degli anni Cinquanta raccontano un Paese che doveva ancora sistemare un problema rimasto irrisolto da novantanni: costruire una sola nazione. Accanto ai primi corsi di alfabetizzazione della tv, in una terra che continuava a comunicare in dialetto, la costruzione dell'autostrada sembrava risolvere il problema dell'unità. Nei racconti degli speaker Luce l'Italia è un corpo che ha finalmente trovatola spina dorsale.

GUARDA I FILMATI SULL'AUTOSTRADA DEL SOLE

Lo speaker del cinegiornale di allora (era il 1964) ha i toni dei grandi annunci e snocciola i dati del percorso attraverso il quale "Nord e Sud si danno la mano": 8 anni di lavoro, 15 milioni di giornate di lavoro, 755 chilometri da Milano a Napoli, 270 miliardi di costo. Poi, a Firenze, sotto la pioggia, l'incontro con la "Staffetta del Sole" una bella studentessa milanese che percorre il nuovo tracciato per portare un "messaggio dai milanesi ai napoletani". Una bella idea di marketing, si direbbe oggi. E la ragazza, alla domanda sul perché lei, risponde quasi ironica: "Rappresento i giovani milanesi... L'autostrada è giovane...". Poi la cerimonia con Aldo Moro presidente del Consiglio che parla di "cammino per l'Italia civile"....

Oggi, cinquant'anni dopo quei filmati, sappiamo che anche l'autostrada non è servita a unire la nazione. Al punto che un gruppo di goliardi di Varese e dintorni ha potuto diffondere per decenni il verbo di una inesistente Padania per spezzare quella spina dorsale.

Ma non sono solo le nostalgie filoaustriache dell'ex colonia del Lombardo-Veneto a rendere quasi antichi i filmati in bianco e nero sulla costruzione dell'autostrada. C'è anche, in quegli spezzoni di immagini e soprattutto nella retorica delle voci fuori campo, una fiducia ingenua, quasi naive, nelle potenzialità del progresso. Tema che torna oggi di grande attualità proprio perché la parola stessa progresso, abbinata all'altro termine, sviluppo, è diventata ormai una bestemmia. Nella nostra Italia irresponsabile, che non si pone il problema del futuro se non per teorizzare la difesa quasi maniacale dell'esistente, l'idea che si possa modificare in meglio la realtà, peggio se con opere pubbliche, è considerata un insulto all'intelligenza o, più frequentemente, l'astuto raggiro intellettuale di qualche furbacchione che certamente intascherà delle mazzette per convincere il popolo che si deve aprire un nuovo cantiere.

Fa sorridere allora veder celebrare la costruzione del ponte autostradale sul Po, inaugurare una nuova galleria, tagliar nastri per celebrare il primo autogrill d'Europa. Viene da pensare quanto eravamo ingenui ad applaudire il sottosegretario democristiano che annuncia alla nazione le meravigliose sorti e progressive del cemento armato. E ci sentiamo migliori oggi quando le autostrade si fanno lo stesso ma nessuno cerca più di dare un senso a quel lavoro, quando si raddoppiano i trafori autostradali ma lo si fa di nascosto, in modo che chi potrebbe protestare possa fingere di non accorgersene e poi possa usare quell'opera pubblica perché "ormai c'è, sono mica un monaco". Contraddizioni di un tempo in cui chi si batte contro l'Alta velocità si sposta in Frecciarossa.

Viene allora da chiedersi se oggi non ci manchi qualcosa della fiducia della fine degli anni Cinquanta. Perché quei politici in bianco e nero che inauguravano cantieri avevano una idea, certamente ingenua, di trasformazione del Paese. Così come ce l'avevano le centinaia di migliaia di operai che in quegli stessi anni costruivano nelle fabbriche il miracolo economico italiano. Qual è oggi la proposta di trasformazione e miglioramento della realtà che porta avanti la classe dirigente? E qual è, in particolare, l'idea di sviluppo della sinistra italiana? Non c'è o non si vede. Forse ce la siamo persa, travolti tutti quanti dal vento cinico dell'antipolitica.